Impedire un aumento dei contributi salariali
La SSIC intende impedire che i datori di lavoro debbano versare più denaro allo Stato. È su questa linea che orienta il suo impegno politico.
Molti oggetti politici e iniziative popolari, che comporterebbero un drastico aumento della spesa pubblica, sono in attesa di essere trattati in Parlamento e votati alle urne. Nel sociale si profila un aumento delle spese di 13 miliardi di franchi all’anno. Per la difesa sono previste uscite di ulteriori 3 miliardi di franchi.
Se tali spese non sono impedite o compensate in altre voci del preventivo ciò si ripercuoterà sui contributi salariali e/o sull’IVA con un aumento del 4% dell’IVA o del 3,2% dei contributi salariali, suddivisi tra datori di lavoro e dipendenti.
Risparmiare innanzitutto
La SSIC si impegna affinché lo Stato realizzi innanzitutto risparmi più consistenti. Se si rendesse inevitabile aumentare le entrate, la SSIC si impegnerebbe affinché i contributi salariali non aumentino. Questa è la linea attualmente già perseguita nella discussione sul finanziamento della 13a mensilità AVS. A livello di Consiglio nazionale la questione ha trovato ascolto. Si tratta ora di intensificare gli sforzi anche in seno al Consiglio degli Stati, poiché esso chiede una combinazione tra contributi salariali e IVA.
Il trasferimento sulla committenza dell’aumento dei salari e dei costi salariali è in teoria possibile, ad es. tramite i contratti. Tuttavia, da dieci anni la spesa annua della costruzione in Svizzera è ferma a 67 miliardi di franchi. Ciò significa che aumenta la competizione con i settori a monte e a valle per contendersi una quota della torta complessiva.
Poiché i salari nel settore principale della costruzione sono più alti rispetto ad altri settori edili, gli impresari costruttori sono maggiormente colpiti, in termini di franchi. I mandati vengono piuttosto attribuiti a settori concorrenti. In tutto ciò le spese salariali accessorie, 17,9% per i datori di lavoro e 14,35% per i lavoratori, sono già particolarmente elevate. Poiché il PEAN sgrava le casse statali (prevenzione della disoccupazione, degli infortuni, ecc.), la SSIC si è impegnata a favore di un intervento politico per definire in che modo lo Stato possa restituire questi vantaggi al settore. La Confederazione sta attualmente elaborando diverse proposte.
Aumenti temporanei dell’IVA
Per far fronte a spese elevate, un aumento dell’IVA potrebbe rendersi inevitabile. La SSIC lo accetta, ma a condizioni chiare: i costi devono essere calcolati attentamente, lo scopo deve essere chiaro e l’aumento deve essere limitato nel tempo. La percentuale dell’IVA destinata al finanziamento della costruzione ferroviaria dovrebbe essere mantenuta fino al 2045 e non fino al 2030, poiché il blocco degli investimenti e la necessità di manutenzione sono realtà. Che l’imposta per l’esercito debba effettivamente essere aumentata dello 0,8%, come richiesto dal Consiglio federale, è invece discutibile.