martedì, 21.07.2026

Il passaporto digitale dei materiali da costruzione è più di un codice QR

Con il passaporto digitale dei materiali da costruzione, dal 2027 entrerà in vigore un nuovo criterio di ammissione al mercato che trasformerà il settore svizzero della costruzione. Adrian Wildenauer, esperto in BIM, spiega perché il successo o l’insuccesso dipendono da dati strutturati.

Le informazioni sui prodotti in genere sono disponibili sotto forma di schede tecniche in PDF, allegati e-mail o in diversi portali. Per progettisti, imprese di costruzione e committenze è quindi particolarmente oneroso raccogliere i dati necessari: un’attività che assorbe risorse e comporta costi. «Non basta che le informazioni sui prodotti siano disponibili, oggi devono essere anche comparabili e verificabili: parametri ambientali, componenti, dati prestazionali o indicazioni per lo smantellamento selettivo e il riutilizzo», spiega il dottor Adrian Wildenauer che con la sua azienda Wildenauer ExpertEASE opera come esperto in BIM e redige perizie per tribunali, committenti privati e pubblici e imprese. Il passaporto digitale dei materiali da costruzione rende i dati sui prodotti standardizzati, leggibili dalle macchine e utilizzabili lungo l’intero ciclo di vita. «Il passaporto digitale dei materiali da costruzione consente di confrontare più rapidamente i prodotti nelle gare d’appalto, valutare le varianti su basi più solide e accedere a informazioni affidabili nella fase di esercizio o smantellamento.» Secondo Wildenauer, il passaporto non è soltanto un altro codice QR, ma la base per attuare in modo efficace sostenibilità, economia circolare e compliance.

Dipende dall’UE

Quando diventerà obbligatorio il passaporto digitale dei materiali? «Per la Svizzera, più che una scadenza nazionale, sarà determinante l’evoluzione normativa nell’UE. A seconda dei gruppi di prodotti, lì il passaporto digitale diventerà progressivamente un requisito imprescindibile per l’accesso al mercato», spiega Wildenauer. Per i prodotti da costruzione, prevede che il carattere vincolante del passaporto entrerà in vigore tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028 e in seguito verrà progressivamente esteso. Secondo Wildenauer, il passaporto dei materiali da costruzione determinerà nel settore una transizione verso processi di pianificazione, approvvigionamento e gestione basati sui dati. «I dati sui prodotti diventeranno una vera e propria valuta: chi fornisce informazioni strutturate, complete e aggiornate avrà maggiori probabilità di essere incluso nelle gare d’appalto, ottenere più rapidamente le necessarie approvazioni e risultare più facilmente confrontabile.» A medio termine ne trarranno vantaggio anche la fase di esercizio e lo smantellamento: le informazioni relative a manutenzione, sostituzione, separazione e riutilizzo dei materiali saranno più accessibili e uniformi. Wildenauer ricorda il caso della torre residenziale Grenfell Tower di Londra, in cui erano stati installati pannelli di rivestimento della facciata infiammabili e che nel 2017 è stata teatro di una delle più gravi catastrofi dovute a un incendio della storia recente dell’Inghilterra. «Ad oggi non si sa in che edifici siano ancora installati.»

Iniziare con un progetto pilota

Le principali sfide legate al passaporto digitale riguardano la standardizzazione e la qualità dei dati. «È utile solo se i dati sono interoperabili, ovvero se ogni portale, ogni azienda o ogni operatore di mercato non segue una propria logica.» A ciò si aggiungono le questioni relative alla validazione dei dati (chi conferma i dati ambientali o sui componenti?), all’aggiornamento continuo (varianti di prodotto, modifiche delle formulazioni, nuovi certificati) e alla tutela dei segreti commerciali. Per le PMI è fondamentale che l’introduzione del passaporto rimanga sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo. Secondo l’esperto, non si dovrebbe puntare fin da subito alla «soluzione perfetta», ma avviare un progetto pilota. Si è dimostrato efficace iniziare con uno o due gruppi di prodotti e definire un insieme minimo di informazioni: identificazione univoca, dati tecnici essenziali, conformità e prestazioni, informazioni ambientali (ad es. l’EPD), componenti rilevanti nonché indicazioni per la posa e lo smantellamento. Queste informazioni sono già disponibili, ma in genere si trovano in sistemi e fogli Excel diversi. Wildenauer conclude: «Il lavoro consiste nel raccogliere queste informazioni dai vari documenti e organizzarle in modo strutturato, mantenendo traccia delle diverse versioni. Se il progetto pilota funziona nell’ambito di una gara d’appalto concreta o di un progetto per un cliente dell’UE, sarà possibile estenderlo progressivamente, includendo altri prodotti, aumentando l’automazione e integrando i sistemi.»