venerdì, 13.02.2026

Iniziativa SSR: agire subito contro la doppia imposizione

Un canone SSR che grava sulle imprese indipendentemente dall’utilizzo effettivo e che genera costi aggiuntivi considerevoli è ormai superato e deve essere corretto.

Le piccole e medie imprese si trovano in un contesto economico sempre più difficile. L’aumento dei costi, la carenza di personale qualificato e l’elevata burocrazia limitano sensibilmente il margine di manovra delle aziende. In questo contesto, è difficile comprendere perché le imprese debbano sostenere un doppio onere a causa dell’attuale impostazione della fatturazione del canone SSR: da un lato viene fatturato un importo fisso per l’economia domestica e dall’altro una quota calcolata sul fatturato dell’azienda, indipendentemente dal fatto che l’offerta venga effettivamente utilizzata.

In cantiere le distrazioni sono vietate

Questa problematica è particolarmente marcata nel settore principale della costruzione. Normalmente nei cantieri non sono presenti apparecchi radiofonici e televisivi al di fuori delle baracche di cantiere. Nelle aree di lavoro le distrazioni acustiche e visive sono spesso vietate per motivi di sicurezza. Ciononostante, le imprese di costruzioni sono soggette al pagamento del canone semplicemente per il fatto che la loro attività è ad alto fatturato. Ciò comporta, nella pratica, fatture del canone SSR con importi di quattro o cinque cifre, anche se non vi è un corrispondente consumo dei media.

Privilegiare la protezione dei posti di lavoro nella costruzione

Un canone SSR slegato dall’utilizzo è in contrasto con il principio di proporzionalità. Le imprese sono chiamate a finanziare un’offerta che non possono e nemmeno sono autorizzate a utilizzare. I costi aggiuntivi che ne derivano mancano per ambiti che, dal punto di vista dell’impatto economico, avrebbe più senso sostenere, vale a dire gli investimenti, la formazione di base e continua del personale o la garanzia dei posti di lavoro.

Un sistema di definizione del canone al passo con i tempi dovrebbe tenere conto delle realtà aziendali concrete. La soluzione più semplice, praticabile e adeguata è di emettere unicamente una fattura per persona e al massimo una per economia domestica. Le imprese che non consumano ore e ore di radio e TV non devono più essere gravate da oneri aggiuntivi.

Votiamo «sì» ora

L’8 marzo 2026 le elettrici e gli elettori voteranno sulla necessaria correzione di questo sistema. In molte regioni la busta di voto è già stata recapitata. Affinché la votazione non si perda nei meandri della vita quotidiana, vale la pena aprire la busta già questa settimana e apporre un sì sulla scheda di voto. Ogni sì contribuisce infatti a sgravare le economie domestiche e le aziende, a porre fine alla doppia imposizione e a creare maggiore spazio di manovra per gli investimenti nella propria attività.

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