Iniziativa UDC: libera circolazione delle persone indispensabile per il settore dell’edilizia principale
Circa la metà di tutto il personale del settore dell’edilizia principale proviene dall’estero. Senza la libera circolazione delle persone aumenterebbero la carenza di manodopera qualificata, la burocrazia e i problemi di reclutamento.
Da decenni il settore principale della costruzione svizzero dipende fortemente dalla manodopera straniera. Circa la metà di tutto il personale proviene oggi dall’estero, in particolare da Paesi dell’UE/AELS. La libera circolazione delle persone è quindi fondamentale per l’operatività del settore e consente alle imprese di costruzioni di reclutare il personale dall’Europa in modo rapido, flessibile e senza eccessivi oneri amministrativi. Proprio in un settore in cui vige una forte carenza di manodopera qualificata e una situazione progettuale instabile, questa pianificabilità è determinante.
Internazionalità nel settore dell’edilizia principale
La provenienza del personale varia a dipendenza della regione e dell’area linguistica. Nei Cantoni e nelle regioni linguistiche di confine, la percentuale di manodopera tedesca, francese o italiana è particolarmente elevata. In Romandia, la quota di personale francofono varia di molto: mentre in Vallese o a Friburgo la percentuale non raggiunge due cifre, a Ginevra rappresenta circa un terzo dell’intera forza lavoro. La manodopera italiana è molto presente, oltre che in Ticino, anche nei Grigioni, in Vallese e nei Cantoni di Argovia, Soletta e Zurigo.
Il Vallese è un esempio di quanto il settore principale della costruzione dipenda dalla manodopera internazionale. Nel 2024, la manodopera proveniva da: Svizzera 35,9%, Portogallo 32,7%, Italia 22,2%, ex Jugoslavia 4,2%, altre nazionalità ca. 5%. La distribuzione delle nazionalità nei diversi Cantoni è consultabile nella banca dati SSIC (link in fondo al testo) che riporta le statistiche cantonali. Per tutte le regioni svizzere, i dati evidenziano chiaramente che numerosi cantieri non potrebbero operare senza manodopera qualificata straniera.
Burocrazia alle stelle con il sistema di contingenti
L’abolizione della libera circolazione delle persone e il ritorno a un modello basato sui contingenti avrebbero conseguenze di vasta portata, sia per le imprese che per le autorità. La regolamentazione in materia di cittadini di Stati terzi evidenzia già oggi la complessità di queste procedure: le imprese devono, tra l’altro, dimostrare che in Svizzera non è disponibile manodopera adeguata, le ricerche e gli annunci di lavoro devono essere documentati, i rifiuti di candidature vanno motivati e devono essere presentati i contratti di lavoro. Anche se tutti i requisiti sono soddisfatti, non vi è garanzia di ottenere un permesso.
Per il settore principale della costruzione un tale sistema avrebbe delle notevoli conseguenze. Il settore deve poter contare su possibilità di reclutamento flessibili, rapide e pianificabili. Lunghe procedure e burocrazia aggiuntiva ritarderebbero i progetti e accentuerebbero ulteriormente l’attuale carenza di manodopera qualificata.
Carenza di manodopera in tutte le categorie professionali
Le recenti indagini salariali della SSIC mettono in luce l’importanza della manodopera straniera nella costruzione. La percentuale di stranieri è di circa il 25% tra i capi muratori e di circa il 50% tra i capi squadra, mentre in alcune classi salariali CNM è addirittura sopra il 70%. La percentuale di stranieri diminuisce leggermente con l’aumentare del livello gerarchico, ma resta significativa anche per i quadri.
Chi mette in discussione la libera circolazione delle persone mette a rischio numerosi cantieri, progetti infrastrutturali e squadre affiatate. Un NO all’iniziativa dell’UDC del 14 giugno 2026 è quindi fondamentale per il benessere del settore della costruzione svizzero.
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