mercoledì, 10.12.2025

«La trasformazione del settore è appena agli inizi»

Alla Zindel United la sostenibilità è ancorata a livello di strategia aziendale. Perché? 

La nostra è un’azienda familiare da otto generazioni. La visione e le azioni a lungo termine sono profondamente radicati nella nostra azienda. Desideriamo fare in modo che la prossima generazione sia felice di riprendere le redini della Zindel United. Per noi la sostenibilità non è quindi una moda passeggera e non è solo comunicazione, ma esprime questa consapevolezza. Costruiamo infrastrutture e edifici che durano decenni. Nel farlo, ci assumiamo la responsabilità per le risorse, per l’impatto sul clima e per le regioni in cui operiamo. 

In che modo la Zindel United ha sviluppato la sua strategia di sostenibilità? 

Per prima cosa abbiamo analizzato la nostra impronta ecologica e le modalità di ridurla, senza fare compromessi a livello di qualità e prestazioni. Questo ha permesso di delineare un quadro strategico incentrato su materiali, energia e mobilità, processi di costruzione e innovazione. Invece di lanciare una campagna di sostenibilità puntuale, abbiamo integrato, passo dopo passo, delle misure concrete nella nostra attività principale. 

Spesso si sente dire che la sostenibilità costa molto ma non rende. È vero? 

La sostenibilità necessita sì di investimenti iniziali, ma a lungo termine rafforza la competitività. Quando le risorse sono gestite efficacemente e la dipendenza energetica come pure i costi di CO₂ sono ridotti al minimo, si genera un vantaggio economico. La sostenibilità diventa un costo solo quando non è integrata nel modello aziendale. Quando, invece, fa parte della strategia della ditta porta innovazione, un miglior posizionamento e una maggiore capacità di adattarsi agli sviluppi futuri. 

La Zindel United ha creato un proprio think tank per plasmare il futuro. Come è nato questo progetto? 

L’innovazione ha bisogno di tempo. Volevamo creare uno spazio per sviluppare nuovi materiali, processi e modelli aziendali indipendentemente dal quotidiano lavorativo. Il nostro think tank combina ricerca, produzione su scala industriale e imprenditorialità. Non basta avere un’idea, bisogna svilupparla e farla maturare fino al suo ingresso sul mercato. 

La Zindel United sviluppa il Klark, un calcestruzzo neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO₂. Una tale impresa è piuttosto spettacolare, come ci siete riusciti?  

Da tempo ci interessiamo alla produzione di carbone vegetale e alle sue proprietà. Abbiamo capito subito che il carbone vegetale non è solo un prodotto derivato dalla lavorazione del legno, ma che ha un potenziale enorme. Nel corso di diversi anni abbiamo testato e sviluppato il suo utilizzo in vari settori. È così nata l’idea di combinare il potenziale del carbone vegetale con la costruzione in calcestruzzo. Era fondamentale che la soluzione funzionasse nella pratica senza compromettere le note proprietà del calcestruzzo. Il frutto di questo processo è il KLARK, un materiale equivalente al calcestruzzo tradizionale dal profilo tecnico e in grado di immagazzinare CO₂ in modo duraturo. 

In che modo il Klark contribuisce a ridurre l’impronta ecologica degli edifici? 

Con il KLARK non modifichiamo radicalmente la composizione del calcestruzzo. Aggiungiamo al calcestruzzo in modo mirato il carbone vegetale proveniente da legno regionale e in grado di immagazzinare CO₂ a lungo termine. La CO₂ viene incorporata nella matrice del calcestruzzo e rimane così immagazzinata in modo permanente. Così sfruttiamo l’elevato volume di calcestruzzo come stoccaggio sicuro per la CO₂. Con l’aggiunta di carbone vegetale, riusciamo a immagazzinare per tutta la durata di vita dell’edificio qualcosa come 200 – 300 kg di CO₂ per metro cubo di calcestruzzo. Il KLARK riduce così l’impronta ecologica di un edificio fin dalla sua costruzione, senza alcuna restrizione in termini di utilizzo, resistenza o applicazione. 

È riciclabile? 

Sì. Il KLARK, come il calcestruzzo tradizionale, è riciclabile. Il carbonio vegetale immagazzinato rimane fissato nel materiale, consentendo di mantenere l’effetto di immagazzinamento per l’intero ciclo di vita. La riciclabilità era per noi uno dei requisiti fondamentali. 

Come viene accolto da progettisti e committenti?  

L’interesse sta chiaramente aumentando. Molti committenti devono soddisfare requisiti di sostenibilità e criteri ESG. I progettisti apprezzano il fatto che il KLARK possa essere utilizzato senza modifiche al sistema e senza limitazioni nella progettazione. L’integrazione sin dalle prime fasi dello sviluppo del progetto è fondamentale. Ciò ci permette di creare insieme un vero valore aggiunto. 

La Sua azienda ha dato ad altre imprese di costruzione la possibilità di partecipare a questo promettente progetto in qualità di partner licenziatari. Qual è stata la riflessione alla base di questa scelta? 

Vogliamo che il KLARK sia utilizzato in tutta la Svizzera. Ciò è possibile solo se lavoriamo con dei partner che remano nella nostra stessa direzione. È questo il motivo che ci ha spinto a coinvolgerli molto presto come partner che sviluppano con noi l’idea e non come semplici licenziatari. 

La Sua impresa fa molto per la sostenibilità. Questo viene percepito dal pubblico? 

Non tanto quanto vorremmo. Molti dei cambiamenti che apportiamo nella costruzione non si vedono subito, ma il loro effetto è importante. Vogliamo dimostrare ancora più chiaramente che il settore della costruzione è attivo nella ricerca di soluzioni e si assume le proprie responsabilità. Il settore potrebbe mostrarsi più sicuro in questo. 

Le imprese di costruzioni in legno sono generalmente percepite come ecologiche. Secondo Lei, il settore principale della costruzione soffre di un problema di immagine? 

In parte sì. Il legno viene percepito come naturale, il calcestruzzo invece come più pesante e meno sostenibile. In realtà abbiamo, e avremo anche in futuro, bisogno di entrambi i materiali. Ognuno ha i propri punti di forza e spesso la loro combinazione genera soluzioni particolarmente sostenibili. In questo ambito, il settore principale della costruzione opera già ora in maniera molto responsabile, anche se non è sempre percepito così. 

In questo c’è necessità di intervenire? 

Sì. Dobbiamo mostrare ciò che facciamo per la sostenibilità sia con i materiali e i processi di costruzione sia come aziende, nel nostro ruolo di datori di lavoro, formatori e parte integrante di una realtà regionale. Il settore ha fatto dei progressi, ma per quanto riguarda la comunicazione è ancora piuttosto timido. Trasmettere un’immagine più positiva è importante per instaurare fiducia e suscitare l’interesse dei giovani per le nostre professioni. 

Macchine edili a basse emissioni, nuovi materiali da costruzione e nuove tecnologie come la stampa 3D: la Sua impresa ha contribuito alla costruzione di Tor Alva, la torre bianca stampata di Mulegns. Quanto margine ha il settore principale della costruzione per diventare ancora più ecologico? 

C’è ancora molto margine. Le macchine edili a basse emissioni si evolvono. La progettazione digitale permette una costruzione più precisa ed efficiente dal punto di vista dei materiali. I materiali innovativi come il KLARK modificano le basi della costruzione. E i progetti come Tor Alva dimostrano che le nuove tecnologie di produzione possono ridurre significativamente l’uso di materiali. La trasformazione del settore è appena agli inizi. 

Le va di gettare uno sguardo alla sfera di cristallo? In che modo costruiremo fra dieci anni? 

Gli edifici saranno progettati in modo da preservare le risorse, essere più leggeri e più facilmente smantellabili. Sarà una cosa naturale combinare legno e calcestruzzo. I materiali saranno impiegati in modo tale da poter essere riutilizzati alla fine del loro ciclo di vita. La progettazione, la costruzione e l’esercizio si fonderanno a livello digitale. E i materiali da costruzione che immagazzinano CO₂, come il KLARK, diventeranno la norma.