«I committenti pubblici vogliono essere corretti»
In una doppia intervista, Gian-Luca Lardi, presidente centrale della SSIC, e Pierre Broye, direttore dell’UFCL e presidente della KBOB, discutono del ruolo e delle responsabilità dei committenti pubblici.
In che modo i requisiti in materia di sostenibilità possono essere formulati nei bandi, così da risultare comprensibili, misurabili e attuabili nei progetti di costruzione, e da consentire alle imprese di costruzione di distinguersi anche per la qualità e non solo il prezzo?
Gian-Luca Lardi: Integrando la sostenibilità fin dal principio. In questo ambito offrire un valore aggiunto concreto fa la differenza e non è detto che per questo siano necessari certificazioni e label. Per sostenere i servizi di aggiudicazione e gli studi di ingegneria, la SSIC e Infra Suisse hanno sviluppato insieme a Costruzionesvizzera il toolbox Sostenibilità, disponibile in tre lingue. Esso comprende undici criteri e, a un anno dalla sua introduzione, ha dato prova della sua efficacia. È fondamentale che le imprese di costruzione esecutrici siano integrate da subito nelle tematiche legate alla sostenibilità.
Pierre Broye: La KBOB mette a disposizione di progettisti e committenza diversi strumenti. È raccomandabile raccomandabile di definire requisiti specifici per ogni progetto sulla base di standard, norme o strumenti riconosciuti, così che i requisiti in materia di sostenibilità siano comparabili e verificabili. Più un progetto di costruzione è complesso, più sono importanti i criteri di qualità. Vale la pena ricordare che la costruzione sostenibile spesso non costa di più, soprattutto se si considerano i costi sull’intero ciclo di vita di un edificio.
Esiste il rischio che le procedure di appalto pubbliche diventino talmente complicate da non essere più adatte alle PMI?
Broye: Questo pericolo esiste e ne siamo consapevoli. L’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL) sta cercando di porvi rimedio nell’ambito della Conferenza degli acquisti della Confederazione (CA) e della Conferenza di coordinamento degli organi della costruzione e degli immobili dei committenti pubblici (KBOB). In questo l’UFCL attua la strategia del Consiglio federale in materia di appalti pubblici, in particolare l’obiettivo «Appalti facilmente accessibili agli offerenti». In base a questo obiettivo, le autorità preposte alle aggiudicazioni devono impostare le procedure di appalto in modo tale che anche le PMI abbiano la possibilità di parteciparvi. Inoltre, l’onere amministrativo deve essere ridotto al minimo.
Lardi: I bandi dovrebbero essere formulati così da essere comprensibili, misurabili e attuabili. La nostra associazione ha raggiunto importanti risultati in molti ambiti, ad esempio nel garantire le condizioni di lavoro e le disposizioni salariali. In questo caso è sufficiente richiedere nei bandi di gara il certificato CCL del SIAC e l’utilizzo della tessera SIAC. Inoltre, dovremmo rimanere fedeli alla norma SIA 118 che negli anni ha dimostrato la sua efficacia e che non andrebbe modificata unilateralmente. Essa stabilisce il quadro di riferimento per i contratti di costruzione e definisce diritti e doveri, responsabilità e scadenze.
Nelle procedure di appalto convenzionali, l’impresa entra in gioco relativamente tardi nel progetto e non può quindi contribuire con idee proprie. Si tratta di uno svantaggio? E, in caso affermativo, come si può ovviare a questo problema?
Lardi: Con un sistema di gestione integrata dei progetti è possibile realizzare delle ottimizzazioni in modo decisamente più efficiente. La SSIC ha partecipato allo sviluppo durato diversi anni del modello delle alleanze di progetto e si impegna instancabilmente anche per l’introduzione sul mercato di questa nuova forma di collaborazione. Le esperienze raccolte in Svizzera e all’estero dimostrano che in questo modo i progetti di costruzione complessi possono essere realizzati con maggiore successo e meno conflitti. Ciò non significa che per progetti più piccoli l’impresa esecutrice venga coinvolta solo in fase avanzata. Anche in questo caso è utile sedersi al tavolo per elaborare insieme delle buone soluzioni per il progetto.
Broye: Nell’aggiudicazione delle loro commesse, i committenti pubblici operano in un quadro politico e legale prestabilito. In questo esistono possibilità e margini di manovra che consentono agli impresari costruttori di apportare le proprie idee: le varianti d’impresa. Le competenze tecniche delle imprese sono molto preziose! Aiutano i committenti pubblici a individuare l’offerta più vantaggiosa o a ottimizzare il progetto. Per questo motivo la KBOB raccomanda ai propri membri di ammettere le varianti d’impresa.
Come strutturare le forme di collaborazione nel settore delle costruzioni così che i rischi siano equamente ripartiti tra committenza e imprese di costruzione e si crei un rapporto collaborativo tra tutti i partecipanti a un progetto?
Lardi: Le alleanze di progetto sono una buona soluzione. Il committente deve, innanzitutto, essere consapevole delle proprie responsabilità, ad esempio, in materia di sicurezza sul lavoro. Deve pubblicare e finanziare gli impianti in modo coordinato per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro e la protezione della salute. La SUVA ha elaborato molti esempi di buone pratiche in merito.
Broye: I committenti pubblici si adoperano affinché i rischi siano distribuiti in modo solidale ed equo tra committenza e impresa di costruzione. Ciò è supportato dalla nuova cultura dell’aggiudicazione, da contratti trasparenti e da una gestione professionale dei rischi. L’obiettivo è che i rischi siano sostenuti laddove possono essere gestiti e controllati al meglio.
Nella costruzione c’è ancora la mentalità del rischio zero: in che modo il settore può tornare a una cultura dell’errore positiva e ai valori fondamentali come la qualità?
Lardi: La nostra tolleranza zero per gli errori senza compromessi blocca l’innovazione, fa lievitare i costi e rallenta i progetti. Ma in tutto ciò che si fa, bisogna anche lasciare spazio all’errore. I committenti pubblici sono sotto pressione in questo senso. La politica deve rimparare ad assumersi le proprie responsabilità e sostenere gli alti funzionari. Emettere continuamente nuove prescrizioni è controproducente.
Broye: È quando si lavora che sussiste il rischio di commettere errori. I lavori in cantiere comportano spesso dei rischi, di questo sono consapevoli tutte le parti coinvolte. Grazie ad accordi chiari e al rispetto rigoroso delle prescrizioni, i rischi possono essere mantenuti a un livello basso. Una collaborazione basata sulla partnership tra le diverse parti contribuisce a rafforzare la fiducia.
Cosa devono fare le persone coinvolte per collaborare efficacemente e realizzare con successo i progetti?
Broye: La KBOB è convinta che a tal fine sia necessaria una gestione dei progetti strutturata, basata sulla collaborazione e trasparente, fondata su processi standardizzati e su diritti e doveri chiaramente definiti. Grazie a uno scambio intenso con le associazioni di categoria, la KBOB sostiene i propri membri e il settore della costruzione nel garantire una collaborazione efficace e una gestione di successo dei progetti. I contratti tipo e altri strumenti aiutano nell’attuazione concreta dei provvedimenti.
Lardi: In un modello a fasi tradizionale sorgono conflitti di interesse tra i partecipanti al progetto, che compromettono il successo del progetto stesso. La nostra risposta è stata l’elaborazione di un modello organizzativo dell’alleanza di progetto secondo il quaderno tecnico SIA 2065.
Per quale motivo è necessario un modello svizzero dell’alleanza di progetto?
Lardi: Perché in questo modo la forma organizzativa cooperativa viene adattata alla realtà svizzera.
Broye: L’alleanza di progetto è un modello di collaborazione che trascende i confini della cooperazione classica. Poiché in Svizzera ci muoviamo in un quadro giuridico particolare e coltiviamo una cultura della collaborazione specifica, è necessaria una versione svizzera del modello di collaborazione alleanza di progetto. Esso deve poter essere applicato all’edilizia e al genio civile, basarsi sulle stesse regole e servire gli interessi comuni della committenza e delle imprese di costruzione.
In che modo è possibile promuovere l’innovazione nella costruzione?
Broye: Il nuovo diritto in materia di appalti (LAPub/CIAP) prevede che la commessa sia aggiudicata all’offerta più vantaggiosa (e non a quella meno cara). Ponderando adeguatamente la qualità e la sostenibilità in quanto criteri di aggiudicazione, è possibile premiare soluzioni innovative. Le varianti dell’impresa sono un’ottima possibilità per promuovere l’innovazione nel settore della costruzione. Le innovazioni si basano su un dialogo costruttivo tra tutte le parti e sulle nuove idee: lavorando insieme è possibile fare molto.
Lardi: Con più coraggio, come il coraggio di infrangere le regole quando è opportuno, o di osare qualcosa, anche a rischio di commettere un errore.