Giungla strutturale e abilità negoziale: la densificazione centripeta fallisce a causa del sistema e dello spirito dei tempi

La densificazione centripeta svizzera si trova in una impasse. Mentre la legge sulla pianificazione del territorio (LPT) richiede insediamenti compatti, i progetti sono bloccati e imbrigliati in un intreccio di prescrizioni federali e cantonali che si sovrappongono. Che si tratti di protezione dal rumore, protezione delle acque o del paesaggio, le leggi nazionali sempre più prevalgono sulle decisioni comunali. Per creare alloggi accessibili e di qualità, oltre alle riforme strutturali occorrono soprattutto personalità competenti con conoscenze specialistiche e coraggio.

In passato, la competenza in materia di pianificazione era soprattutto affidata ai Comuni. Oggi, il processo di autorizzazione assomiglia a una corsa a ostacoli che attraversa diversi livelli federali. Le prescrizioni federali, come la legge sulla pianificazione del territorio, l’ordinanza contro l’inquinamento fonico o l’inventario federale degli insediamenti da proteggere (ISOS), spesso prevalgono sulle esigenze locali e rendono le procedure estremamente complesse. La conseguenza: un deficit nell’applicazione strutturale, in cui le riserve di terreno edificabile teoricamente disponibili non possono essere sfruttate nella pratica. In città come Basilea, in alcuni casi è necessario coordinare fino a 47 uffici competenti: uno sforzo amministrativo che allunga notevolmente la durata delle procedure.

Dal punto di vista strutturale, il sistema risente inoltre della contestabilità facile. Le opposizioni vengono spesso utilizzate come tattica per ritardare i progetti per motivi ideologici o di interesse personale. Numerosi stakeholder, tra cui anche noi di Entwicklung Schweiz (Sviluppo Svizzera), chiedono correttivi: la cerchia delle persone aventi diritto di ricorso deve essere limitata e deve essere aumentato il rischio finanziario in caso di blocchi abusivi. Solo quando l’interesse pubblico alla densificazione centripeta avrà un peso maggiore rispetto al riflesso individuale alla conservazione, potrà avviarsi la dinamica necessaria.

Un altro punto fondamentale è la qualità degli insediamenti. La densificazione è accettata solo se crea valore aggiunto, come le aree inverdite e i servizi di prossimità. Ma la qualità ha un prezzo: committenza, investitori e investitrici devono essere in grado di finanziare questi standard elevati. Sono quindi necessarie soluzioni pragmatiche in materia di compensazione del plusvalore e di redditività, affinché gli investimenti in infrastrutture di alta qualità non siano soffocati da tasse eccessive. Come società, dobbiamo decidere dove investire in modo mirato nella qualità ed essere disposti a sostenere i relativi costi.

In definitiva, però, non sono i processi a decidere, ma le persone. È quindi necessario che presso le autorità e la committenza operino professionisti estremamente competenti, che sappiano gestire le complesse ponderazioni degli interessi e che agiscano attivamente come moderatori e moderatrici. Con intelligenza, pazienza e determinazione, questi «mediatori» devono cercare un dialogo prima che le posizioni si irrigidiscano. Quando la collaborazione onesta e la fiducia reciproca sostituiscono la burocrazia, possono nascere progetti che giovano sia ai singoli individui che alla società nel suo complesso.

Il concetto può essere espresso con la seguente analogia: l’attuale sviluppo territoriale può essere rappresentato come un balletto eseguito su una fune da funambolo. La fune rappresenta le leggi sempre più severe della Confederazione. La committenza e i progettisti sono i ballerini. Tuttavia, se il pubblico (gli oppositori) può tagliare la fune in qualsiasi momento e il vento (gli uffici competenti che esercitano un controllo eccessivo) soffia da tutte le direzioni, lo spettacolo precipita. È quindi necessario un regista esperto (personalità forti) e una struttura stabile (riforme strutturali) affinché il balletto, ovvero la costruzione di alloggi vivibili, possa effettivamente essere eseguito.

Le intenzioni sono buone, ma gli effetti devastanti

Le leggi apparentemente favorevoli agli inquilini penalizzano proprio quelle persone che intendono proteggere. Ciò è particolarmente evidente a Ginevra. 

Se il numero di appartamenti sfitti in un Comune o in una Città è inferiore allo 0,5%, si parla di un mercato delle abitazioni estremamente teso. Ciò va a vantaggio dei locatori, che possono ad esempio richiedere una «buona entrata» (key money) quando pubblicano un annuncio per un appartamento libero. A Ginevra, il tasso degli sfitti ha raggiunto il valore record dello 0,34%. Su 100 000 alloggi, solo 340 sono liberi. Come si è arrivati a questa situazione? 

Ginevra è la città che applica il maggior numero di normative in materia di affitti. Prescrizioni severe regolano gli adeguamenti delle pigioni, proteggono dalle disdette e limitano gli aumenti degli affitti, anche dopo i lavori di ristrutturazione. Tuttavia, questa apparente sicurezza cela un problema importante: queste leggi accentuano la carenza di alloggi. In che modo? 

Un esempio è la legge LDTR che ha lo scopo di proteggere gli inquilini da affitti eccessivi dopo i lavori di ristrutturazione. In pratica, però, la sua applicazione incoraggia i proprietari a rimandare le ristrutturazioni o a limitarsi allo stretto necessario. Di conseguenza, gli edifici si deteriorano e la qualità delle abitazioni diminuisce, mentre gli affitti rimangono ufficialmente stabili. La situazione è tanto più grave in quanto il mercato delle abitazioni in affitto a Ginevra è poco interessante per gli investitori a causa delle sue severe normative, come il tetto massimo degli affitti. Gli elevati costi di costruzione e le lunghe procedure di autorizzazione aggravano ulteriormente la situazione.  

L’esempio di Ginevra mostra quindi chiaramente che misure apparentemente favorevoli agli inquilini possono, senza incentivi alla costruzione, peggiorare la situazione sul mercato delle abitazioni. Le leggi mantengono bassi gli affitti a breve termine, ma creano un mercato delle abitazioni estremamente limitato e poco trasparente, in cui la pressione della concorrenza, i versamenti non ufficiali e il calo della qualità degli alloggi determinano la realtà.