L’iniziativa per un fondo per il clima è sproporzionata e non tiene conto degli sforzi già intrapresi

L’economia svizzera rispetta i propri impegni e persegue la via intrapresa nel raggiungimento degli obiettivi climatici.

L’iniziativa intende rafforzare la protezione del clima e la produzione energetica nazionale attraverso investimenti pubblici supplementari al fine di lottare contro il riscaldamento climatico e le sue conseguenze conformemente agli accordi internazionali sul clima. A tale scopo verrebbe istituito un fondo da 4,8 a 9,5 miliardi di franchi all’anno, alimentato dal bilancio della Confederazione. La SSIC raccomanda di respingere questa iniziativa estrema e costosa.

La Svizzera si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050 e sta definendo e attuando una politica climatica efficace, praticabile e compatibile con l’attività economica. I settori economici hanno dimostrato il loro impegno nella politica climatica. L’analisi degli obiettivi climatici fissati per il 2020 ha evidenziato che l’industria ha raggiunto e persino superato il suo obiettivo. Il settore degli edifici lo ha quasi raggiunto, mentre le emissioni del settore dei trasporti erano ancora nettamente superiori al livello previsto. Attualmente le emissioni di CO2 dell’industria sono inferiori di oltre il 35% rispetto alle concentrazioni del 1990. Ha quindi già raggiunto il suo obiettivo per il 2030 ed è sulla buona strada per raggiungere anche l’obiettivo di -50% entro il 2040.

La Svizzera ha già definito nella legge sul clima e l’innovazione (LOCli) come raggiungere il suo obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050 e ha sviluppato in modo mirato gli strumenti previsti dalla legge sul CO₂ e dalle leggi sull’energia e sull’approvvigionamento elettrico. Esiste già una moltitudine di strumenti grazie alle numerose leggi speciali che rispondono a obiettivi e esigenze specifici. La Confederazione destina già circa 2 miliardi di franchi all’anno alla promozione nel settore del clima e dell’energia. La creazione di un fondo di questo tipo sarebbe dunque sproporzionata. Comporterebbe un nuovo indebitamento della Confederazione e indebolirebbe il freno all’indebitamento sancito dalla Costituzione.

La soluzione sta nell’attuazione delle disposizioni relative alle costruzioni a basso consumo di risorse (art. 35j LPAmb), nel ruolo esemplare di Confederazione e Cantoni (art. 10 LOCli) e nella promozione di tecnologie innovative. Per raggiungere gli obiettivi climatici è necessario, in particolare, sostituire in larga misura i vettori energetici fossili utilizzati nei settori dei trasporti e del riscaldamento con energia elettrica prodotta rispettando l’ambiente.

In questo senso, gli sforzi devono concentrarsi sulla revisione della legge sul CO2 che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2030 e segnare l’inizio di una nuova fase nella politica climatica svizzera.

Votazione popolare dell’8 marzo 2026: no all’iniziativa per un fondo per il clima!

Domenica 8 marzo 2026 la popolazione voterà sull’iniziativa popolare del PS e dei Verdi per un fondo per il clima. La SSIC raccomanda di respingere questa iniziativa estrema e costosa.

L’iniziativa intende rafforzare la protezione del clima e la produzione energetica nazionale attraverso investimenti pubblici supplementari al fine di lottare contro il riscaldamento climatico e le sue conseguenze conformemente agli accordi internazionali sul clima. A tale scopo verrebbe istituito un fondo alimentato dal bilancio della Confederazione. Ogni anno dovrebbero confluire nel fondo risorse comprese tra lo 0,5 e l’1% della prestazione economica svizzera. Secondo le stime, nel 2030, possibile anno di introduzione, ciò corrisponderebbe a una cifra compresa tra i 4,8 e i 9,5 miliardi di franchi.

Per la SSIC l’iniziativa si spinge troppo oltre. La Svizzera ha già definito nella legge sul clima e l’innovazione (LOCli) come raggiungere il suo obiettivo di emissioni nette pari a zero entro il 2050 e ha sviluppato in modo mirato gli strumenti previsti dalla legge sul CO₂ e dalle leggi sull’energia e sull’approvvigionamento elettrico. Esiste già una moltitudine di strumenti grazie alle numerose leggi speciali con obiettivi e esigenze specifici.

La creazione di un fondo di questo tipo è sproporzionata. Già oggi, direttamente e indirettamente, la Confederazione destina alla decarbonizzazione almeno 14 miliardi di franchi all’anno (senza contare le spese dei Cantoni). L’iniziativa comporterebbe un nuovo indebitamento della Confederazione e indebolirebbe il freno all’indebitamento sancito dalla Costituzione. La Confederazione è già oggi confrontata con un problema di spesa e dovrà adottare misure di risparmio drastiche nei prossimi anni. Se invece il fondo fosse finanziato con entrate supplementari, l’attuazione dell’iniziativa richiederebbe probabilmente degli aumenti delle imposte che potrebbero gravare sui bilanci delle economie domestiche e delle aziende. Ciò sarebbe inaccettabile e dovrebbe essere assolutamente evitato.

La SSIC e l’economia raccomandano di respingere l’iniziativa per preservare l’attrattiva della nostra economia e delle nostre aziende.