«L’innovazione non parte dai software ma dalle persone»

Il settore dell’edilizia svizzera ha un grande potenziale in termini di innovazione, che però sfrutta ancora troppo poco. Per il professore Adrian Wildenauer la chiave non sono tanto i tool quanto piuttosto i processi, la cultura aziendale e, soprattutto, le collaboratrici e i collaboratori. È qui che vede grandi opportunità per le piccole imprese.

Nel settore edile l’innovazione è spesso percepita come sinonimo di digitalizzazione e nuove tecnologie. Perché questa visione è riduttiva?

Perché l’innovazione non è un tool. Un tool non è altro che il risultato o uno strumento: questo significa che può sostenere l’innovazione ma non sostituirla. La molla, in realtà, è data dai processi, dall’organizzazione e dal modo di lavorare di un’impresa. Negli ultimi anni si è investito molto in software senza raggiungere gli effetti sperati. Questo succede quando si parte da presupposti sbagliati. Se i processi sono poco chiari, i dati sono registrati erroneamente o più volte o il personale non è formato, l’unica cosa che si finisce per digitalizzare sono i problemi esistenti.

Quale sarebbe l’approccio giusto?

Prima bisognerebbe capire e mettere in discussione i processi e solo dopo parlare di tecnologie. Perché la stessa informazione viene registrata più volte? Perché un documento deve passare attraverso cinque mani? Perché ci vuole così tanto tempo per prendere una decisione? Se ci si pongono onestamente queste domande, spesso si arriva a soluzioni semplici. La mia ricerca dimostra che ha senso considerare un supporto digitale solo quando è chiaro l’iter ottimale di un processo. In molti casi bastano piccole soluzioni, a volte anche solo una macro di Excel. L’innovazione non deve essere per forza all’avanguardia ma funzionare nel lavoro di ogni giorno. La digitalizzazione dovrebbe sempre avere lo scopo di semplificare le procedure, ridurre le fonti di errore e rendere accessibili le informazioni in qualsiasi momento. La tecnologia è un mezzo per raggiungere il fine, e non il punto di partenza.

Quindi i grandi interventi di digitalizzazione contano meno di tanti piccoli miglioramenti?

È raro che le innovazioni nascano da un unico colpo di genio. Nella pratica è piuttosto la somma di tanti piccoli miglioramenti a produrre un grande effetto. Automatizzare una valutazione, digitalizzare una bolla di consegna o semplificare una procedura possono fare molto di più per il lavoro di tutti i giorni rispetto all’introduzione a tappeto di un sistema. È importante conseguire successi rapidi e misurabili. Le «grandi innovazioni» nascono quasi sempre da tanti piccoli miglioramenti.

Lei parla sempre di collaboratrici e collaboratori…

Perché sono centrali, e perché l’innovazione nasce dal lavoro di tutti i giorni: in cantiere, in ufficio, in fase di pianificazione. Sono le collaboratrici e i collaboratori che conoscono meglio i problemi. Sono loro che sanno esattamente dove si perde tempo, dove non funzionano le interfacce o da dove vengono gli errori. Se si lascia loro il tempo e lo spazio per analizzare criticamente i processi, spesso se ne ricavano soluzioni molto pragmatiche e attuabili. È interessante come molte di queste idee non abbiano niente a che fare con l’IT ma piuttosto con l’organizzazione, il coordinamento o le responsabilità. Cambiare questi aspetti non costa poi tanto.

HWZ

Che cosa significa tutto questo per la dirigenza di un’impresa?

Quello che intendo è che chi guida un’impresa deve permettere l’innovazione. Non si tratta tanto di fare i creativi, quanto di creare un ambiente in cui il personale autorizzato si senta libero di esprimere le proprie idee. Un workshop moderato o un regolare processo di miglioramento possono fare tanto in questo senso. Solo quando è chiaro cosa vogliamo migliorare possiamo porci il problema del tool giusto. Importante è anche prendere seriamente le proposte che arrivano e attuarle in fretta. Niente frena di più la disponibilità all’innovazione del fatto di tenere le idee chiuse in un cassetto.

In molte imprese oggi si incontrano diverse generazioni e profili di competenze. In che modo si può sfruttare questo aspetto?

Si tratta di una grande opportunità. La forza lavoro più giovane apporta competenze digitali e nuovi modi di pensare. Il personale più esperto, per contro, ha un bagaglio enorme di conoscenze pratiche e ha dimestichezza con le procedure di cantiere, due prospettive di pari importanza. L’innovazione nasce quando questi due mondi comunicano, e proprio alla loro intersezione, e non su uno solo dei due lati. Molti dei casi che cito come esempio dimostrano che le soluzioni più efficaci arrivano quando riusciamo ad amalgamare meglio le competenze.

Al tempo stesso, si dice spesso che questi gruppi faticano a capirsi.

Proprio per questo è importante gettare consapevolmente ponti. Il personale più giovane dovrebbe conoscere prima la realtà del cantiere e, per contro, quello più esperto dovrebbe avere la possibilità di acquisire familiarità con le tematiche digitali. Il fattore decisivo è che le due parti lavorino alla pari, imparando le une dalle altre. L’innovazione non è un tema che riguarda le generazioni, ma i team.

Soprattutto le piccole imprese vedono spesso l’innovazione come un carico aggiuntivo. Hanno ragione a pensarla così?

Non necessariamente, perché le piccole imprese hanno un vantaggio non indifferente: sono più agili. I percorsi decisionali sono brevi, i cambiamenti possono essere rapidi. Se un’impresa con cinque o dieci collaboratrici e collaboratori decide di modificare un processo, spesso lo fa nel giro di giorni o settimane. Per esperienza personale, posso dire che le grandi organizzazioni sono più lente, e talvolta impiegano anni per attuare un cambiamento.

Quali sono le opportunità più interessanti per le piccole imprese?

Le piccole imprese devono focalizzarsi. Non devono fare tutto o seguire ogni tendenza. Naturalmente, alle piccole imprese spesso mancano il tempo o le risorse per grandi progetti, ma proprio per questo dovrebbero procedere in modo pragmatico con piccoli passi, miglioramenti concreti e risultati diretti. Chi prova subito a concretizzare il grande programma di digitalizzazione si troverà sovraccarico. Molti esempi di successo dimostrano che l’innovazione non dipende dalle dimensioni aziendali ma dalla coerenza di attuazione.

Cosa dovrebbero evitare, quindi, le piccole imprese?

L’innovazione deve essere adeguata all’impresa e agevolare il lavoro quotidiano. L’errore più grave è confondere l’innovazione con grandi progetti. Chi prova a lanciare un programma di trasformazione a tappeto si troverà subito con l’acqua alla gola. È meglio procedere un passo alla volta: individuare un problema, testare una soluzione, dare visibilità ai benefici e poi fare il passo seguente.

Quanto è forte la pressione a cambiare nel settore edile?

La pressione è forte e continuerà ad aumentare. Questo, però, vale per tutti i settori e non solo per quello edile. Molta della forza lavoro esperta andrà in pensione nei prossimi anni, e in parallelo il numero di nuove leve continua a diminuire. Il volume di lavoro, però, resta elevato. Senza un aumento della produttività grazie a processi migliori, più automazione e supporto digitale, diventerà sempre più impossibile colmare questa lacuna per il settore delle costruzioni.

Che ruolo gioca in questo senso l’attrattività del settore edile?

Chi intende acquisire e trattenere manodopera qualificata deve offrire condizioni di lavoro moderne, come procedure efficienti, strutture chiare e strumenti in grado di supportare realmente il lavoro. Coinvolgendo le collaboratrici e i collaboratori, offrendo loro possibilità di crescita e ascoltandone con attenzione le idee, si rafforza il loro legame con l’impresa. Il coinvolgimento del personale è un fattore importante a livello di motivazione e fidelizzazione, non solo il salario.

Lei accenna al potenziale già presente. Cosa intende di preciso?

Il settore delle costruzioni dispone di forza lavoro qualificata con un’ottima formazione, di grande esperienza e anche di possibilità tecnologiche. Quello che spesso manca è un’attuazione coerente. Discutiamo tanto di nuovi standard, nuovi tool o nuovi concetti e, in realtà, creiamo solo bolle. Alla fine, è il lavoro di ogni giorno a decidere: i processi cambiano davvero? Il personale è coinvolto? Le decisioni prese vengono attuate?

Quindi servono meno nuovi concetti e più attuazione?

Il settore ha bisogno di discutere meno su ciò che verrà e concentrarsi di più su quanto è fattibile. Molte soluzioni sono note da tempo. Ora si tratta di applicarle in azienda e di svilupparle ulteriormente, passo dopo passo. Le imprese che hanno successo sono quelle che partono in piccolo, danno visibilità ai successi raggiunti e imparano da questi ultimi. È l’innovazione che deve adattarsi all’impresa e non il contrario.

La sua conclusione per il settore edile?

Il mio consiglio per tutti i settori è semplice: l’innovazione non parte dai software ma dalle persone e dai processi. Chi mette a frutto le idee del personale, migliora sistematicamente i processi e ha un approccio pratico non ha bisogno di soluzioni spettacolari. È agire che fa la differenza.

Biografia

Il Prof. Dr. Adrian Wildenauer è responsabile da febbraio 2026 del Center Digital Building & Real Estate della Scuola universitaria di economia di Zurigo. In precedenza è stato docente di costruzioni digitali alla Scuola universitaria professionale di Berna. Wildenauer conosce il settore edile per aver ricoperto il ruolo di responsabile della standardizzazione BIM e aver svolto attività settoriali presso le FFS, nonché per aver esercitato funzioni dirigenziali in pom+ Consulting, Ernst & Young Real Estate ed Ed. Züblin AG.

La potenza che si indossa

Dal punto di vista fisico il lavoro in cantiere è duro. Fa ora capolino una nuova generazione di «aiutanti» per scaricare e rinfrescare articolazioni e muscoli: gli esoscheletri e i gilet rinfrescanti sostengono la salute di lavoratori e lavoratrici.

Nonostante i macchinari moderni e il progresso tecnologico, il lavoro in cantiere prevede ancora molti sollevamenti, spostamenti e lavori in posizione chinata, che sottopongono i muscoli e le articolazioni a un forte carico. Un carico eccessivo e scorretto a lungo andare può causare dolori cronici, disturbi muscoloscheletrici e assenze per malattia. L’esoscheletro è una soluzione innovativa che riduce al minimo tali rischi.

Questa nuova tecnologia sta suscitando grande interesse nel settore della costruzione. Tanto che, dalla sua introduzione nel 2021, l’esoscheletro è stato utilizzato in molte categorie professionali del settore: nella costruzione a secco, in ambito elettrico, sanitario e climatico, dai carpentieri, dai pittori e dagli stuccatori e in generale per i lavori di risanamento. Molte altre professioni della costruzione, come i muratori, possono beneficiare di questo dispositivo. Questi ausili meccanici sono impiegati da tempo in altri settori come ad esempio l’industria automobilistica o la Posta Svizzera.

L’esoscheletro ricorda un corsetto che viene allacciato come uno zaino e fissato alla parte superiore delle braccia. I suoi cavi sostengono i muscoli e scaricano la schiena e le spalle durante i lavori sopra l’altezza delle spalle. Il peso delle braccia e del dispositivo stesso è distribuito meccanicamente sulle anche.

Supporto per molti lavori

Ve ne sono di due tipi: gli esoscheletri passivi che accumulano energia durante il movimento (ad esempio quando ci si china) e la rilasciano quando ci si alza. Non necessitano di una batteria. E poi vi sono gli esoscheletri attivi che sono dotati di motori elettrici e batterie che aumentano la forza muscolare o ammortizzano attivamente i carichi. Essi sono di supporto per molti lavori edili. Ad esempio, nei lavori di pavimentazione, riducendo il carico su schiena e articolazioni durante le ore di lavoro in posizione chinata, nei lavori del genio civile, negli scavi, nella costruzione di canali e nella posa di tubazioni. Il sollevamento e il trasporto di materiali da costruzione pesanti è decisamente facilitato dall’esoscheletro e inoltre esso aumenta l’efficienza, la produttività e la sicurezza in cantiere.

Considerata la carenza di manodopera qualificata, questi dispositivi, pensati per la prevenzione della salute, possono essere particolarmente utili per il personale edile di una certa età. Nel 2019, Implenia ha testato due esoscheletri in un cantiere di Basilea. Il test, durato due settimane, ha dimostrato che gli esoscheletri sono utili per attività con un angolo del braccio superiore a 60 gradi e che il loro utilizzo è interessante per attività ripetitive, poiché prevengono l’affaticamento. Implenia conclude che, a dipendenza dell’attività, l’impiego degli esoscheletri può essere decisamente utile in cantiere.

Gilet rinfrescanti in caso di temperature estreme

Un’altra tecnologia innovativa è in grado di fornire il refrigerio necessario in caso di calura. Si tratta di gilet rinfrescanti che possono essere distribuiti dalle imprese ai lavoratori quando le temperature sono molto elevate. Il vantaggio dei gilet è che offrono un piacevole effetto rinfrescante grazie alla naturale corrente d’aria. Il livello di energia di chi li indossa viene notevolmente migliorato, perché il corpo necessita di meno energia per raffreddarsi. È dunque disponibile più energia per i lavori faticosi e si verificano meno incidenti sul lavoro. Quando il personale indossa i gilet rinfrescanti durante la canicola, si stanca meno rapidamente, è più efficiente e gli incidenti sul lavoro si riducono.