L’edilizia abitativa in Svizzera è in stallo. A due anni dall’entrata in vigore del piano d’azione della Confederazione per la costruzione di alloggi, il numero di abitazioni sfitte continua a diminuire in diverse città e agglomerati urbani. Nonostante la domanda elevata e un netto aumento delle richieste di autorizzazione edilizia, si realizzano troppi pochi nuovi alloggi.
Tra le principali cause di questa tendenza vi sono, da un lato, il costante aumento della densità normativa nel diritto della pianificazione e della costruzione: si tratta di oltre 140 000 prescrizioni che generano annualmente costi inutili pari a 1,7 miliardi di franchi. Dall’altro lato, il numero sempre crescente di opposizioni contro i progetti di costruzione e le procedure di autorizzazione troppo lunghe, in cui i termini previsti vengono ripetutamente interrotti.
La legge sulla pianificazione del territorio (LPT 1) impedisce giustamente la dispersione urbana. La Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) sostiene questo obiettivo. Ma si sono sottovalutati gli effetti sulla carenza di alloggi. Con la LPT 1 ci siamo di fatto imposti una scarsità artificiale di zone edificabili, riproponendoci di sfruttare e valorizzare in modo più coerente le superfici insediative esistenti. Se non riusciamo ad attuare lo sviluppo centripeto richiesto e, contemporaneamente, le code per visitare gli appartamenti continuano ad allungarsi e il tasso di abitazioni sfitte a ridursi, è la stessa LPT 1 a essere messa in dubbio. Per evitarlo è necessario agire in modo coerente.
«Con la legge sulla pianificazione del territorio ci siamo imposti una scarsità artificiale di zone edificabili.»
Da un sondaggio tra esperti commissionato dall’Ufficio federale delle abitazioni (UFAB) è emerso che le opposizioni e i ricorsi rappresentano gli ostacoli maggiori alla costruzione di abitazioni. A Zurigo, ad esempio, viene presentata opposizione contro il 70% delle domande di costruzione. In base a una decisione del Tribunale federale del 2011, nel settore edilizio esiste oggi di fatto un diritto di opposizione popolare: quasi chiunque può presentare opposizione, anche senza essere direttamente interessato o interessata, e motivarla con argomenti privi di rilevanza sostanziale. Entrambi gli aspetti vanno corretti.
Deve ancora essere possibile presentare opposizioni legittime, ma solo da parte di persone direttamente interessate che possano far valere interessi effettivamente degni di essere tutelati. Contro le opposizioni abusive potrebbero risultare efficaci una partecipazione ai costi e un obbligo di risarcimento danni. Entrambe le richieste sono già oggetto di specifici interventi parlamentari e vengono sostenute dalla SSIC. In diversi cantoni esistono già regolamenti che prevedono la riscossione di tasse e/o il risarcimento dei danni in caso di opposizioni abusive. La SSIC sarebbe favorevole all’introduzione di simili soluzioni anche negli altri cantoni e alla loro applicazione sistematica.
A ciò si aggiunge che diverse normative edilizie cantonali sono ancora orientate alla costruzione nelle zone verdi e finiscono così per ostacolare involontariamente la densificazione. Le prescrizioni sulle distanze, le norme sulla proiezione d’ombra o il cosiddetto supplemento di lunghezza degli edifici rendono i progetti nei centri urbani molto più difficili. Ora però si delineano sforzi promettenti per un cambio di rotta. Il Cantone di Zurigo propone una revisione della propria legge sulla pianificazione e sull’edilizia. L’obiettivo è rendere più flessibili le licenze edilizie, eliminare i paragrafi obsoleti e semplificare le procedure, prevedendo, ad esempio, che i progetti di costruzione minori debbano essere soltanto notificati alle autorità e non più sottoposti ad autorizzazione.
«A Zurigo viene presentata opposizione contro il 70% delle domande di costruzione.»
Nel Cantone di Zugo diversi comuni hanno istituito le cosiddette zone bianche. In caso di penuria di alloggi, varie norme edilizie vengono allentate finché non sono state costruite e rese disponibili sufficienti abitazioni. Gli abitanti interessati hanno votato democraticamente su questa misura e sostenuto l’introduzione delle zone bianche. Altri cantoni e comuni dovrebbero seguire questo esempio. Sulla scorta di quanto fatto nel Cantone di Zugo e alla luce della carenza di alloggi che persiste da anni in numerosi cantoni, si pone addirittura la questione di una legge d’emergenza a livello federale. I cantoni dovrebbero essere obbligati a definire nei loro piani direttori delle aree in cui determinate prescrizioni – come ad esempio l’indice di sfruttamento – verrebbero sospese in caso di penuria di alloggi, finché il tasso di abitazioni sfitte non torni a superare l’1 per cento.
Un’ulteriore leva importante consiste nell’utilizzo di dati statistici aggiornati. La LPT 1 prevede che gli insediamenti crescano verso l’interno, vale a dire che vengano densificati, per preservare le superfici verdi e contrastare la dispersione urbana. Ma i comuni hanno l’obbligo di pianificare e mettere a disposizione sufficienti superfici edificabili per la crescita demografica prevista nei prossimi quindici anni. Per farlo si basano sulle previsioni dell’Ufficio federale di statistica (UST). Una pianificazione effettuata una sola volta non è però sufficiente: la previsione sottostima infatti la popolazione effettiva dopo quindici anni dell’8,8 per cento. L’UST aggiorna già le proprie previsioni ogni cinque anni, riducendo così lo scarto ad appena lo 0,2 per cento. I cantoni e i comuni non dovrebbero pertanto realizzare la pianificazione solo una volta ogni quindici anni, ma aggiornarla ogni cinque anni in base alle più recenti previsioni dell’UST. Dati previsionali più precisi e attuali possono attivare tempestivamente misure di azzonamento delle superfici edificabili, contribuendo ad attenuare la carenza di alloggi.
Meno regolamentazione e meno possibilità di opposizione non significano meno qualità, bensì più spazio abitativo, maggiore efficienza e più margine d’azione per uno sviluppo centripeto sostenibile. Solo con regole chiare, snelle e coerenti sarà possibile favorire la costruzione di alloggi e attuare con successo la LPT 1 nel lungo periodo. E questo è l’obiettivo per cui ci impegniamo.
Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su Die Volkswirtschaft, 10 marzo 2026
